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02 Marzo 2008 Che il passaggio di potere nell’ex superpotenza sarebbe stato ridotto a pochi invitati era nella logica degli ultimi eventi. Mosca era impaurita da <<rivoluzioni>> sullo stile ucraino e georgiano, importate dall’Occidente, alcune delle quali con nascosti interessi geopolitici stranieri. Questa la spiegazione ufficiale, invero non priva di fondamento. L’eccesso di zelo ed il non voler salvare nemmeno le apparenze hanno disorientato e non poco. Nel ’96 e nel 2000, quando si temette il ritorno del comunismo, le cose andarono diversamente. Da oggi e per i prossimi quattro anni, la linea strategica da perseguire è nuova e pone, dopo secoli, il cittadino al centro dei pensieri del potere. Il miglioramento della qualità della vita dei russi è un’urgenza non più rimandabile in un Paese - attanagliato da una spaventosa crisi demografica - che perde ogni anno circa 700mila abitanti. La creazione di infrastrutture è il secondo compito, vitale per la crescita e lo sviluppo. Anche perché le vacche grasse stanno per finire. I tanti nodi, soprattutto sociali, rimasti nascosti dal boom economico sono destinati a venire ora al pettine. Dmitrij Medvedev, fin dal 2005, è il responsabile dei quattro grandi Progetti nazionali di rinnovamento. Ecco in parte spiegata la sua scelta e non il semplice premio per essere stato un fedele compagno ed esecutore dei disegni di Putin. Quando c’è Il 42enne Medvedev appartiene alla generazione di chi ha conosciuto l’Urss, già da adulto, solo con la perestrojka gorbacioviana e non ne è un nostalgico. E’ un nuovo russo, fattosi col lavoro duro, amante delle comodità e della tecnologia. Insomma una persona con esperienze diverse da quelle di Putin. Il neo-presidente
avrà anche il compito non facile di riportare il suo Paese all’interno della
Comunità che conta, strappandolo all’isolamento in cui è caduto nell’ultimo
biennio. Gli Stati Uniti e l’Europa sperano che Mosca ritrovi la strada intrapresa
da Eltsin e mostri che alcuni
<<valori>> rimangono <<comuni>>.
Se, invece, proseguirà la politica della “potenza” non è lecito attendersi alcunché di buono per il Vecchio Continente e |